Visualizzazione post con etichetta Ricette tipiche abruzzesi.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ricette tipiche abruzzesi.. Mostra tutti i post

martedì 10 febbraio 2015

Call for breakfast!

Chiamata a colazione!
Apparecchia come vuoi tu e siediti, ma le nostre"pizzelle" son d'obbligo!
Nella tradizione sono offerte ad invitati ed ospiti, per augurare loro giorni sereni e lieti e, per questa peculiarità, non mancano mai nemmeno nei banchetti delle cerimonie. Semplici e genuine, fatte in casa con pochi ingredienti.


Ingredienti:( per circa 20 pizzelle)
tre uova, tre cucchiai di zucchero, tre cucchiai di olio evo, una bustina di vanillina, boccia grattugiata di limone, 100 g di farina, un cucchiaino di lievito in polvere e a piacere un bicchierino di liquore a seconda dei gusti.
Preparazione
Battete le uova con lo zucchero, aggiungete l'olio, la vanillina, il liquore, la buccia di limone grattugiata e lievito in polvere. Unire poco alla volta la farina, mischiando fino ad ottenere una pastella cremosa. Spennellate leggermente con l'olio l'apposito "ferro" per le pizzelle e, dopo averlo riscaldato ben bene sulla fiamma, versate circa tre cucchiai di pastella sulla piastra e cuocete per circa un minuto, girate il ferro e completate la cottura sull'altro lato, continuate fino a che sarà finito l'impasto. Lasciate raffreddare le pizzerie su una grata per dolci, si possono poi gustare semplici o farcite con marmellata, panna, crema o cioccolato.

Questo è il nostro "ferro" !


mercoledì 4 aprile 2012

Continuando con le uova...

La nostra ricetta per accompagnare gli stuzzichini dell'antipasto, se mignon e solo fritte, o come secondo piatto se " calate e ricotte" nel sugo.

lunedì 2 aprile 2012

La quantità tradizionale

CUORI- CAVALLI  E  PUPE DI PASQUA
2°Versione


 



 Non vi spaventate, ma la quantità degli ingredienti che sto per darvi per la 2° versione dei dolci tradizionali, è solo perchè, quando ci mettiamo mano, ci prepariamo per riempire i cesti di cui vi parlavo un paio di post fa!Ingredienti : 30 uova-8 bustine di lievito-mezzo litro di olio d'oliva-1kg di zucchero-1kg di cioccolato a pezzetti-1kg di mandorle tostate e tritate a pezzetti- cannella-3 scorze di limone grattugiato- farina QBPreparazione : separare e montare in recipienti separati i tuorli e gli albumi, riunirli ed aggiungere a questi tutti gli altri ingredienti. Lavorare l'impasto fino a renderlo morbido, modellare a forma di cuore, cavallo o pupa e infornare per circa mezz'ora a calore moderato.Dopo la cottura preparare le guarnizioni o con la glassa bianca di albumi o con cioccolato fuso  arricchiti di confettini / granelle colorati e decorazioni a piacere

sabato 31 marzo 2012

Le " PUPE"

La PUPA di Pasqua
1° Versione dei dolci tradizionali pasquali .
 CUORI-CAVALLI E PUPE vengono preparati in questo periodo, secondo la tradizione in più varianti, a seconda della destinazione d'uso. Si usava inserire la forma del dolce, nei cesti preparati per il reciproco regalo ai fidanzati, perciò, alla donna erano donate le pupe e al maschio i cavalli ,insieme ad altri prodotti gastronomici (le uova non dovevano mancare)e pensierini vari. 
La costante , indipendentemente dal sesso, era il CUORE inserito comunque.
Curiosità : la mia mamma mi racconta che quando era piccola vedeva, in prossimità dei panifici, lunghe file di donne con grandi teglie rettangolari piene di questi dolci, in attesa di "infornarli"
Purtroppo non tutti potevano permettersi un forno in casa ed allora era usuale questa soluzione

Ingredienti della 1°versione semplice: 1kg di farina-6 uova-400g di zucchero-1 bicchiere di olio d'oliva-2 bicchieri di latte (diluito con acqua benedetta) 2 bustine di lievito- la scorza di un limone grattugiata.
Preparazione : Disporre su un piano la farina a fontana, aggiungere 4 uova intere + 2 tuorli sbattuti, zucchero, olio, la scorza del limone, latte e per ultimo il lievito. Lavorare fino ad ottenere una pasta morbida e dare alla stessa la forma della PUPA. Infornare a 180° per 30 min. Nel frattempo preparare una glassa con i due albumi rimanenti,150g di zucchero e succo di limone.
Sfornata la PUPA, pennellare la glassa e decorare a piacere.
Quella che vedete sopra è la classica forma adottata, non è molto carina come aspetto, ma appartiene alla tradizione millenaria.

Qui ,invece il premio ricevuto dall'amica bloggerina Maria

Dopo lunga riflessione ho pensato di donarlo ai miei ultimi iscritti
Franco di http://mediterraneoweb.blogspot.
Vica di https://plus.google.com/105906263530385908313/posts
Pippi di http://lacucinadipippicalzina.blogspot.
Agata di  http://idolcidiagata.blogspot.com/
Michele  o Emile Coutur  ma non riesco a localizzarli

mercoledì 21 marzo 2012

La torta della suocera

Benvenuta primavera!
Festeggiamo la primavera con questa torta, facile, facile....... non mi chiedete come mai da noi si chiama così perchè non lo so, provo a chiederlo all'amica che mi ha passato la ricetta!
Torta della suocera
Ingredienti : 4uova,10 cucchiai di farina e 10 di zucchero 1 bustina di vaniglia e una di lievito 200ml di panna.
Montare gli albumi poi aggiungere i tuorli, la panna montata( Il dolce rimane più soffice se la panna viene montata), lo zucchero, la vaniglia ed infine la farina con il lievito.L'impasto deve risultare cremoso.
Cuocere  per 30 minuti a 150 gradi
Una volta sfornata decorarla a piacere, io ho aggiunto una copertura di glassa al cioccolato e noci di pécan

La primavera nel mio giardino si è annunciata così


 Le vedete le api al lavoro?





venerdì 6 gennaio 2012

Il Parrozzo secondo me...

Sicuramente il dolce abruzzese più famoso è il Parrozzo, antichissimo e ambito così come anche D'Annunzio scriveva:

 Finalmente, in questi giorni di relativa calma, sono riuscita a mettere in forno qualcosa e, siccome non è la ricetta originale, ma ritoccata da me, voglio proporvela affinchè possiate provarla.... vi assicuro che non è difficile!
I passaggi:
Tostate e tritate le mandorle molto finemente.
Separare i tuorli dagli albumi
Aggiungete, a piacere(non è indispensabile) 1/2 bustina di lievito per dolci

E.....................................Buona Befana a tutti!

lunedì 26 dicembre 2011

Cena della Vigilia

Come preparare la cena della vigilia quando lavori fino alle 19,00!
Io mi sono organizzata con piatti velocissimi (tempo di preparazione per ognuno max 10 min) stuzzichevoli e comunque, in parte. legati alla tradizione.

Sedano al gorgonzola : ho lavato le coste di sedano più belle e le ho riempite  con il gorgonzola lavorato con un po’ di burro.



Gamberetti in conchiglia : ho sistemato i gamberetti lessati e sgusciati con delle foglie di sedano tritate nei gusci delle capesante, poi li ho cosparsi con la classica salsa composta da maionese, cognac, ketchup, sale e pepe.
 


 Cavolfiore alla crema di tonno e all’acciuga e peperoncino : mentre il cavolfiore si lessava, ho preparato una salsa frullando il tonno con uno spicchio d’aglio, un po’ di ketchup e maionese; scolato il cavolfiore, una parte l’ho coperta con questa salsa e pezzetti di acciughe sott’olio, ed un’altra l’ho condita con acciughe peperoncino,aglio e prezzemolo che avevo fatto rosolare nel nostro olio d’oliva
 Finocchi con olive ed acciughe :ho cotto al vapore i finocchi e, nell’acqua, un uovo per adoperare il tuorlo sodo. Ho composto i finocchi tagliati a spicchi sui piatti, conditi con olio,aceto,sale,maionese con olive tagliuzzate e spolverizzato con il tuorlo sbriciolato
Alici al prezzemolo: ho sbollentato in acqua salata con l’aggiunta di vino bianco e limone per 5 minuti le alici, le ho scolate e disposte sui piatti cospargendole di una salsina di olio,limone e prezzemolo
Melone allo zenzero : ho tagliato a metà i meloni, scavato con l’apposito utensile per fare le palline, che ho poi sistemato nei gusci vuoti spolverizzandole con lo zenzero.



Ovviamente non potevano mancare i dolci che, per mancanza di tempo non ho preparato io, ma ho acquistato dai fornai della tradizione. Parrozzo e parrozzetti
                     
Calcionetti fritti con ripieno di castagne o ceci

         Tarallucci olio e vino con uvata


 Tarallucci all'uovo con uvata e mandorle


Da oggi, per un pò, sarò più libera e devo rifarmi con il tempo perso per preparare un pò di dolci..... altrimenti non mi sembra proprio che siamo nel periodo delle festività natalizie! Sono talmente belli i ricordi del profumo del Natale................


sabato 1 ottobre 2011

il Bocconotto


detto anche “castellino”, è un dolce di produzione tipica della mia area frentana con numerose varianti, spesso legate alle ricette gelosamente conservate e tramandate in ogni famiglia. Si tratta di una tartelletta di pasta frolla di forma troncoconica rovesciata preparata con olio extravergine d’oliva, farcita con una crema compatta a base di cioccolato fondente, mandorle e cannella.
Con questo dolce tipico della tradizione abruzzese partecipo al contest di Laura 




La ricetta...

giovedì 23 giugno 2011

Le erbe di San Giovanni



Al solstizio d'estate è associata la festa di San Giovanni Battista, e non è facile orizzontarsi nel mucchio di credenze e usanze che rendono noto il 24 giugno, perché sono il frutto di varie stratificazioni che raccolgono frammenti di tradizioni diverse e addirittura arcaiche. Io  voglio raccontarvi una credenza che ha ispirato a Gabriele D'Annunzio i versi  della Figlia di Iorio e  riecheggianti una leggenda abruzzese che è tuttavia diffusa in tutta Europa.
Si dice infatti che, la mattina del 24 giugno, le ragazze che guardano a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del Santo decapitato: quella che lo avrà visto per prima si sposerà entro l'anno. Si usa inoltre raccogliere in questo giorno le cosiddette erbe di San Giovanni che hanno non solo virtù curative, ma anche profetiche.
Aglio cipolla, spighette di lavanda, menta, ruta, salvia,rosmarino, prezzemolo, chiodi di garofano sono solo alcune di quelle erbe magiche.
Le usiamo normalmente nelle nostre cucine e sono indispensabili ingredienti in quasi tutte le ricette, quindi ho pensato di raccontare le loro virtù man mano che saranno presenti in qualche ricetta.
Tanto per rimanere in tema comincio con un po' di
Ortaggi ripieni di pane integrale al profumo di erbette.

Ingredienti per quattro persone: 200 g di zucchine 200 g di patate 240 g di pomodori 200 g di peperoni gialli 100 g di peperoni verdi, 2 uova, 200 g di pane integrale, 40 g di olio extra vergine d'oliva, 40 g di parmigiano grattugiato, 40 g di prezzemolo, 30 g di basilico fresco, timo fresco q.b. sale q.b.

Procedimento: lavare e tagliare in due parti le zucchine, le patate, precedentemente sbucciate, i pomodori e i peperoni gialli. Lavare e tagliare a cubetti peperoni verdi, l'interno delle patate e delle zucchine,brasarle(cuocere a fuoco lento in teglia coperta con poca acqua) separatamente. Mettere le verdure già scavate all'interno su una teglia oleata o foderata di carta da forno e cuocere in forno a 180° circa fino a giusta cottura. Mettere le verdure brasate in una terrina e aggiungere la mollica di pane integrale spugnato, le uova, il parmigiano grattugiato, la polpa cruda di pomodoro, olio q.b, il trito di prezzemolo, basilico e timo. Riempire le verdure con il composto ottenuto e gratinare in forno per alcuni minuti. Sistemare le verdure su un piatto gourmet e decorare con alcuni ciuffi di prezzemolo riccio e qualche goccia di olio 

E adesso passiamo alla magia......

martedì 1 marzo 2011

Una prelibatezza da inserire nei menù speciali


I Trabocchi 
Una delle caratteristiche più affascinanti della mia regione
Il senso di appartenenza....mi appartiene!



Tiranti ed assi, pali e reti a bilancia ed equilibrate ragnatele di cime, collegati alla terraferma da passerelle di legno, esili ma allo stesso tempo solide. Una sorta di palafitte, tanto radicate sugli scogli e nella sabbia del mare da resistere alle onde e al forte soffio dei venti. Ecco i trabocchi, quelli che Gabriele D’Annunzio descriveva ne “Il trionfo della morte” dal suo eremo di San Vito Chetino come “....la grande macchina pescatoria composta da tronchi scortecciati, di assi e gomene, che biancheggiava singolarmente, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”. È il frutto dell’ingegno dell’uomo per rispondere alla morfologia della zona, dove a scogliere frastagliate si alternano piccole cale ciottolose e solitarie passando per spiagge di sabbia dorata, senza attracchi e porti nelle vicinanze.
Dunque il trabocco come la migliore mediazione tra mare e terra, per diventare nei secoli il simbolo dell’Abruzzo dei pescatori, segno di una civiltà legata alla pesca di tipo familiare.
Queste strutture erano utilizzate d’inverno per la cattura dei cefali, delle spigole e dei pesci di scoglio e in estate per quella delle sardelle e del novellame, quando i pescatori non potevano recarsi in mare con le paranze a causa delle intemperie, oppure quando non disponevano delle imbarcazioni stesse.

Così ricchi di mistero, i trabocchi colpiscono l’immaginario collettivo così come entusiasmarono artisti del calibro di Gabriele D’Annunzio e Francesco Paolo Michetti, quando, un tempo non molto lontano, erano fonte di ricchezza. Oggi restano parte integrante e fortemente caratterizzante del tratto di costa compreso tra Francavilla al Mare e San Salvo e ritraggono un’affascinante testimonianza dello strano e profondo rapporto tra l’uomo e il mare, anche grazie alle iniziative di tutela e di recupero come patrimonio culturale e ambientale, come vere e proprie opere d’arte, da parte degli enti locali.

A parte occorrono: 500 grammi di pomodorini “ciliegini” a maturazione turgida, quattro spicchi d’aglio, un peperone rosso fresco, un mazzetto di prezzemolo, olio nostrano raffinato, sale.
Dentro la larga e piatta “tijelle” - di coccio ed a bordo ribassato - si predispongono assieme, a freddo, abbondante olio nostrano raffinato, pochissima acqua, l’aglio mondato e affettato finemente, il peperone tagliato a lische sottili, il prezzemolo spezzettato a mano, i pomodorini lavati e spaccati; su fuoco a fiamma moderata, dopo aver aggiustato di sale, si lascia raggiungere il bollore e, in capo a qualche minuto, si adagiano delicatamente – una ad una - le diverse varietà di pesce per ordine di durezza partendo dunque da razza e scorfano, cicale e polipo, si procede attraverso triglia e gallinella, per concludere con sogliole e merluzzi facendo grande attenzione che non vi siano pregiudizievoli sovrapposizioni!
Il tutto per 15 minuti di cottura a fuoco galoppante con il coperchio costantemente fisso. Il pesce non va tramenato né spostato, al massimo se ne provoca il movimento orizzontale sollevando, attraverso i manici, il coccio incoperchiato che va, così, scrollato dolcemente.
Il coperchio ha compiti persino rituali nell’atto conclusivo: a tavola, sotto i sensi del conviviante, lo si solleva perentoriamente ad arte per liberare l’incomparabile effluvio della nostra deliziosa leccornia.
"Vivere ardendo, ma non bruciarsi mai!" (G.D'Annunzio)